La penna del sabato: La passione è sacrificio?

Se per un atleta professionista il sacrificio è parte integrante del suo lavoro e dei suoi risultati (che possono essere a volte ben remunerati), per un amatore qual è il limite oltre il quale la passione per il proprio sport non è più ricompensato?

Dorando Pietri – Londra – 24 luglio 1908

Adesso dobbiamo fare tutti un bell’esame di coscienza: Noi, quelli che alla domenica puntano la sveglia all’alba quando magari tutti in casa dormono; quelli che dopo un viaggio in auto magari di diverse centinaia di chilometri, di pieni di benzina, di tasse di iscrizione, di code dal medico sportivo per un certificato di idoneità, di soldi (tanti) spesi per gli attrezzi del mestiere (dai, come ti fa sentire indossare le scarpe da running dei pro, oppure inforcare la bici in carbonio della tua squadra preferita?), esauriscono tutte le energie impossibili da recuperare il lunedì mattina in ufficio. Quelli che però durante la settimana cercano ogni spiraglio nel tempo sempre più tiranno, per un allenamento che non ci faccia sentire troppo in colpa alla domenica; quelli che trovano difficile, se non impossibile, spiegare alla moglie o all’amico di turno cosa ci spinge a fare tutti questi sacrifici, per quale gloria poi? E vogliamo parlare delle inclementi condizioni meteo, che quando ci sono 40 gradi all’ombra d’estate oppure 0 gradi sotto le feste della Befana, non ci fanno desistere dal caricare la sera prima il nostro garmin ed esultare per quel mezzo secondo in meno raggiunto nella nostra migliore performance. Noi siamo così, incapaci di sottrarci all’adrenalina della prestazione, alla competizione prima con noi stessi che con gli altri (anche se i tempi degli altri li guardiamo sempre più di come lo si fa con l’erba del vicino), al sentirci comunque giovani anche se gli “anta sono passati da ‘mo. Noi siamo gli alteti che avremmo voluto essere 20 o 30 anni prima, con l’illusione di un fisico che invece tutto sommato ci mantiene ma che di tanto in tanto ci ricorda dove siamo realmente. Noi però siamo la Passione, con la “P” maiuscola, che è il vero motore di tutto: del nostro stare bene con noi stessi, di condividere con altri “P”azzi le stesse emozioni, di lasciare che sia il fisico che un giorno ci dirà che è più prudente un divano davanti ad un film che mettersi una tuta, una muta, un completo attillato dove potrebbero starci meglio due taglie in meno. E allora lasciamo che sia la passione a governarci e a trasudare dalle nostre piccole, grandi imprese. Perché è grazie a quella che ci sentiamo vivi, forti e consapevoli, prima che qualcuno venga a dirci: “ma chi te lo fa fare??“, e noi si preferisca quel divano alla sveglia delle 6…

Ivan Bellanca, blogger, ciclista e co-fondatore di sportwebsicilia.com

Pubblicato da Redazione

Giornale regionale amatoriale sullo sport

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