Editoriale: alla scoperta delle strade storiche della Sicilia

Seconda puntata (2/3): da Termini Imerese a Taormina nel 1894, nelle parole di Luigi Vittorio Bertarelli, fondatore del Touring Club Ciclistico Italiano

 Dalla Portella dei Frati, si comincia ad intravedere il centro abitato di Scillato, sopra il quale ha origine l’acquedotto di Palermo. Bellissima discesa al Ponte sul Salito dove si stagliano in tutta la loro imponenza le cime delle Madonie; sulla destra ad un paio di chilometri in linea retta, a circa 800 metri di altitudine, in cima ad una roccia, compare Sclàfani, col suo bel castello.

Sclàfani visitato da Bertarelli, appare come un paese un po’anonimo ma curioso, così descritto: “ristretto nelle vecchie mura sembra ancora un nido d’aquila feudale. Su due spuntoni di roccia rimangono due torri: il Castello Grande ed il Castelletto. Fra di essi una robusta muraglia sbarra il passaggio, concesso da una sola porta… “.

Continua Bertarelli: “…la salita si innesta sulla via araba, utilizzata nelle incursioni da Palermo verso l’interno, fino ad intravedere, dopo una dura salita, Caltavuturo, sul quale incombono le pareti a picco della Rocca di Sciara, poco sopra i mille metri. Questo tratto è di grande bellezza. Caltavuturo, posto a m. 635, costituito da un magnifico sfondo di montagne in lontananza, viene paragonato ad una torreggiante cupola rocciosa a ridosso della Rocca di Sciara, che ha dietro lo scenario di una bastionata, dalla quale emergono avanzi di muraglie e di torri della fortezza (Kalat-Abi-Thur) presa ai Saraceni da Ruggero I. 

“Sopra Caltavuturo il paesaggio cambia: alle spalle ci si lascia le creste delle Madonie, mentre si percorre l’orlo di un grande bacino coltivato a grano. Successivamente, girando la piccola cima di Serra Fichera e prendendo la direzione di est, l’orizzonte si allarga ad un tratto. Sulla sinistra Polizzi Generosa, m. 917, annidata sopra una lunga cresta che si dirama dal Monte S. Salvatore, m. 1910, uno dei maggiori delle Madonie, in una solitudine suggestiva.

“Oltrepassato il paese di Castellana alla svolta della Sella Boageri, si hanno di colpo di fronte le due Petralie. La bianca Petralia Soprana spicca nel cielo colle guglie dei suoi campanili… “. “Continuando per una discesa si arriva al ponte sul fiume di Petralia, da dove si risale con numerose svolte ai piedi di Petralia Sottana. I fabbricati del mulino, il cimitero coi cipressi e la massiccia chiesa col suo terrazzo a portici, formano una scena assai pittoresca. Petralia Sottana, m. 1000, è una cittadella progredita, centro di un movimento intellettuale […] dove il benessere è notevole. Petralia Soprana, m. 1147, uno dei centri abitati più alti della Sicilia è un paese dalle viuzze oscure, d’aspetto feudale [le cui] donne hanno fama di grande bellezza.”. Emerge in tutta la sua semplicità, una descrizione che non pare avere oltre un secolo dalla sua pubblicazione…

 “…Dopo le due Petralie, riprendendo la direzione verso est, posta su di un colle isolato, si presenta Gangi, m. 1011, con l’Etna sullo sfondo, oggi tra i più bei borghi d’Italia. Dopo aver oltrepassato Gangi si percorre una lunga conca alberata, con tratti panoramici, fino a “…costeggiare lo stretto corso d’acqua di Sperlinga. La strada è quasi incassata tra le due vicine bastionate parallele di bassi colli, senza vista ma di forme varie. Dopo aver percorso tortuosamente alcune piccole gole, pittoresche per rocce emergenti dal verde, si giunge davanti ad un più alto sperone, merlato dalle torri e dalle case di Sperlinga.”.

Sperlinga, a “m. 750, conserva ancora il castello medioevale curioso e pittoresco, degno di visita per l’originalità. Sono ancora riconoscibili davanti all’entrata le tracce del ponte levatoio. Al di là della soglia, un arco su cui si legge il detto, che ricorda l’episodio dei Vespri che diede notorietà al paese ed ancora una scala scavata nella roccia conduce in cima al castello, da cui si gode una splendida vista sui monti.”

Prosegue Bertarelli: “All’uscita del paese, sulla sinistra è possibile ammirare le pittoresche abitazioni scavate nelle rocce e, a destra, una bellissima vista sulla conca, al di là della quale è Nicosia, fiancheggiata da una nuda roccia con una torre il cui aspetto è uno dei più pittoreschi che si possano immaginare. Essa si adagia, sui declivi di quattro eminenze rupestri, che da molte parti precipitano quasi a picco in valloncelli erbosi, di complicata disposizione.

“Imprimono particolare carattere i ruderi del castello medioevale, ergentesi su rocciosa altura, e la basilica di S. Maria Maggiore col suo alto campanile. Strane, anche perché frammischiate a case ed opere moderne, le abitazioni trogloditiche, sparse qua e là, oppure a gruppi, a guisa di alveari, specialmente sul fianco di S. Maria. Sono d’epoca remotissima, ma di esse molte sono ancora occupate e ciò non contribuisce a spingere il popolo ad evolversi in abitudini meno antiquate.”

E ancora: “…subito dopo Nicosia s’incomincia un percorso dei più interessanti per il panorama continuamente variato. L’Etna compare e scompare di frequente, celata da qualche cima più vicina… . Dopo pochi chilometri in discesa si raggiunge il fiume di Cerami, per poi iniziare la salita verso il paese, sempre tra campi di grano e qualche albero sparso. La lunga salita a svolte, tagliata nel fianco erto della valle, è particolarmente bella. Cerami, m. 970, si presenta a cavaliere di un dosso terminato in alto dalle rocce del Timpone Calumeli, in forma di castello. Vi è, in alto del paese, qualche scarso avanzo del castello, tra cui un arco normanno, presso rocce sforacchiate dalle solite cavernette ad alveare. Dopo Cerami spicca, ad uno dei primi piani, Troina, sul mozzo culmine di un monte. La strada si fa più alpestre; nell’avvicinarsi a Troina la piccola città si delinea meglio, come una frangiatura delle rocce, dalle quali sorge e con le quali quasi si confonde. Troina, m. 1120, si presenta aggrappata sui ripidissimi fianchi di un emergente cocuzzolo roccioso, di cui si lambe la parte più bassa […] nel giro si scorgono viuzze di povere case, costruite così a ridosso della roccia viva, che molte hanno in questa scavata una parte delle camere. Quest’elevatissimo belvedere fu una delle prime conquiste normanne.”.

continua… (domenica 17 maggio la terza ed ultima parte)

Pubblicato da Redazione

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