Il Cammino a modo mio

L’incontro con chi unisce il piacere sportivo all’incontaminata e maestosa bellezza di alcuni tra i luoghi più belli e spettacolari al mondo. Intervista a Vincenzo Ferro

Scrivere di sport è un po’ come unire idealmente la propria passione alle gesta fisiche di chi spinge oltre i propri limiti. Ci fa sognare di poterli traguardare anche noi, superando barriere, confini, regole… E’ quello che ci capita quando incontriamo persone speciali ma anche tanto normali all’apparenza, come Vincenzo Ferro, ingegnere per professione, ultratrailrunner per passione. In realtà Vincenzo ha fatto di questa passione anche un “quasi” lavoro, con tanto di attestazioni ufficiali: è infatti Guida Escursionistica iscritta nel Registro nazionale delle Guide AIGAE ed è Socio della Sezione CAI di Belpasso.

Quella che raccontiamo in queste righe è l’ultima esperienza in ordine di tempo di Vincenzo Ferro, che gli ha regalato quella che lui stesso definisce sua Maestà Etna.

Camminare a passo lento per essere completamente rapito dentro dalla bellezza senza eguali di sua Maestà Etna,il vulcano attivo più alto del continente europeo.” La frase con cui Vincenzo sottotitola il suo Cammino a modo Mio. Con l’animo di chi ha vissuto i mesi della quarantena come un leone in gabbia, il nostro camminatore lento ha voluto esorcizzare la paura del Covid “…non solo per rivivere le meraviglie naturali offerte dal territorio etneo, non solo per coniugare l’aspetto ludico-sportivo all’attività motoria libera all’aria aperta, ma per scrutare nella profondità dell’Io personale, per riscoprire quelle emozioni quasi dimenticate…”

SWS: Vincenzo, con quale stato d’animo hai affrontato la tua esperienza?

V.F.: Questo viaggio l’ho inteso come un inno alla vita ma nel rispetto di chi non ce l’ha fatta, un ricongiungersi con il bene assoluto qual è la natura nei sui aspetti fondamentali e primordiali: il fuoco, la terra, l’aria, l’acqua.

SWS: l’uomo e l’Etna. Davide e Golia… con il vulcano sempre un rapporto speciale ed una ricchezza paesaggistica senza eguali:

V.F.: Ebbene, ho riscoperto l’Etna dopo la pandemia! Lei è eccelsa, raggiante, immutabile e l’unica nota diversa che ho riscontrato in questi lunghissimi e affascinanti giorni è stata l’assenza dell’elemento di disturbo, l’uomo. Si proprio l’assenza assoluta di persone lungo un percorso di oltre 100 km camminando tra le verdi aree boscate di castagni e querce, attraverso la steppa del deserto lavico contraddistinta dalla saponaria e dal romice, lungo sentieri ondulati di faggi, betulle e felci, solcando le aspre e aride tracce scavate nelle antiche e recenti colate laviche segnate dal stereocaulon vesuvianum, dalle scalate interminabili ed estenuanti delle dorsali ricoperte di anthemis alle vertiginose e sospese discese lungo i crinali colorati dalle coccinelle.

SWS: veniamo alla parte, diciamo così, più sportiva. In quanto tempo hai percorso il tuo cammino?

V.F.: A differenza di quanto pianificato, sono riuscito a completare il giro completo in soli quattro tappe delle cinque previste anche perché il sabato mattina ho sostituito lo zaino di 16kg con cui avevo iniziato il cammino, con uno da trailrunning con le poche cose necessarie per concludere. Il primo tratto mi ha portato da Nicolosi al rifugio Galvarina (1.878m slm). Il giorno seguente ho percorso la Pista Altomontana fino al rifugio  Timparossa, mentre la terza tappa mi ha visto arrivare fino a quota 3.000 versante Nord e scendere dalla dorsale di Serracozzo fino al rifugio di Pianobello, dove ho trascorso la terza notte in sacco a pelo dentro il caratteristico “pagghiaro”. Per l’ultima tappa, la più lunga, ho percorso la dorsale sud, iniziando dalla Scala di Cugno di Mezzofino alla Lapide Malerba, nella Schiena dell’Asino, e dopo una sosta presso un desolato e silenzioso Piazzale Sapienza ho iniziato la discesa fino ad arrivare nel pomeriggio a Nicolosi. 

Vincenzo Ferro non è nuovo ad imprese del genere, che in qualche modo coniugano una passione sportiva alla valorizzazione del nostro splendido territorio. Ha infatti svolto in accompagnamento il cammino lungo la Magna Via Francigena (Palermo – Agrigento), la Dorsale dei Peloritani e la Dorsale dei Nebrodi. In coppia con Elena Cifali, ha realizzato a piedi in autosufficienza “L’attraversamento dei Nebrodi da Capo d’Orlando a Randazzo” e il Cammino per “Le Vie Storiche di Sicilia da Cefalù a Taormina” progetto patrocinato da Parco dell’Etna, Comune di Cefalù e Comune di Taormina (percorso ideato attraverso le Regie Trazzere). Ha organizzato la “Eroica Nicolosi Etna”, gara internazionale di ultratrailrunning, in calendario lo scorso 3 maggio 2020, (rinviata a causa Covid-19) e numerosi eventi sportivi sia agonistici che non competitivi, tra cui – nell’area etnea – tre edizioni di “Runbike dell’Etna” (gara di duathlon trail running & mtb) e 2 edizioni di Crono Speed Hiking 600”(camminata veloce dal Rifugio Sapienza alla Montagnola).  Ha collaborato con grande impegno alla promozione e realizzazione della bella e partecipata iniziativa Parkrun Etna nella pineta di Nicolosi.

Ci auguriamo di poterlo incontrare di nuovo per simili imprese e, perché no, se qualcuno di voi dovesse per caso incrociarlo sui più bei tracciati dell’isola… Beh! Provate a stargli al passo! Potrebbe avere davanti a se tanti, tanti km da fare…

Per chi volesse saperne di più o mettersi in contatto con Vincenzo, questo il link alla sua pagina personale di Facebook: https://www.facebook.com/vincenzo.ferro.92

Pubblicato da Redazione

Giornale regionale amatoriale sullo sport

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