Il Clamoroso crollo di Anquetil nella 1^ tappa del Giro del 66

Amarcord di Valentino Sucato

IL GIRO DI MOTTA. 1° Tappa: la grande sorpresa. Gli italiani attaccano e isolano il francese

Quel giro partì da Montecarlo, con un nutrito gruppo di favoriti: Gimondi, Zilioli, Motta, Adorni, Aldig, tutti contro il normanno Anquetil. Poi tanti outsider Preziosi e Durante, Bitossi e Mugnaini, Zandegù , Taccone e Battistini.
Erano ben ventidue le tappe per in totale 3976 chilometri. L’ultimo traguardo a Trieste, il 9 giugno, stranamente in una giornata di venerdì.
Gimondi un mese prima aveva vinto la Parigi-Roubaix, Anquetil, la Liegi. Mancava il cannibale Eddy Merckx che aveva vinto la Sanremo.
Rivalità accesa anche tra gli italiani. Motta tra il serio e il faceto dichiara: “Per me va benissimo se trionfa Motta. Ma, se Motta dovesse perdere, allora preferirei vincesse Anquetil”. Apparentemente, tutti contro Anquetil, ma in verità tutti contro tutti.

E si partì da Montecarlo. Montecarlo-Diano Marina 149 km.

La tappa prevedeva un’asperità, per la verità nulla di trascendentale, eppure lì avvenne l’inimmaginabile.

Cominciamo dalla fine
All’arrivo ecco le parole del normanno: “Il Giro per me è finito” una dichiarazione resa magari troppo affrettata. Ma cosa era successo su quella salita?
“Io sono scattato all’attacco — ha raccontato Motta — perché era nei miei piani saggiare subito le reazioni di Anquetil. Non credevo certo che le cose andassero a finire così. Quando ci siamo trovati tutti insieme in testa, senza Anquetil, un’azione concorde è parsa naturale”. Identiche sono le impressioni di Adorni, il quale tiene comunque a precisare una cosa: «Si è parlato, forse troppo, della mia amicizia con Anquetil. Siamo amici, è vero, ma ora come in passato ciascuno di noi due fa la sua corsa e l’andamento della gara di oggi ne costituisce l’eloquente dimostrazione ». Secondo Felice Gimondi, Anquetil ha teoricamente perso il Giro, ma è ancora presto per considerarlo perduto come protagonista della corsa: «Jacques è un grande campione — dice Gimondi, che proprio in quella Diano Marina troverà il suo grande Amore, Tiziana — Farà appello al suo orgoglio e ci offrirà ancora qualche eccezionale impresa ». Zilioli sorride e dice: « Roba da matti. Ci siamo trovati tutti insieme ed abbiamo insistito, com’era naturale. Il Giro sarà bello lo stesso ed Anquetil, anche se sembra chiuso come vincitore, potrà dar fastidio a tanta gente ».

Cosa è successo sul Colle di San Bartolomeo?
A metà della salita, lunga ma non troppo dura, scattò l’attacco Motta, con alla ruota Zandegù e lo spagnolo Jimenez, compagno di Anquetil.

Sulla cima, ammontava ad una trentina di secondi il vantaggio per i tre. Nulla di trascendentale, insomma e l’episodio dava l’impressione di doversi chiudere con un fisiologico ricongiungimento.

Ecco invece nascere e svilupparsi l’ incredibile sorpresa. In discesa, dal gruppo ancora compatto, uscì a tutta Adorni e in breve raggiunse i tre di testa. Poi arrivarono Passuello, Poggiali, quindi venne la volta di Zilioli, Gimondi, Altig, Maurer e Fontana, ed altri.

Alla fine la corsa si ritrovò al comando una pattuglia di ventiquattro atleti.

Mancavano però Anquetil e Dancelli. Il francese aveva rallentato un attimo la andatura, quell’attimo era stato sufficiente per metterlo nei guai. Forse magari la paura di compromettere tutto con un caduta o chissa’ una pessima valutazione con un’altrettanto mamcanza di prontezza nel percepire che la situazione che stava precipitando.

O magari un momento passeggero di crisi, peraltro mai confessato da Jacques Anquetil.
L’unica cosa certa è che la sfortuna gli riserva un tranello: in quel preciso momento sì scoprì solo: senza avere a fianco un gregario, senza essere in grado di usufruire dello slancio di un altro dei favoriti che fosse invischiato con lui nelle retrovie. Solo! Cosa che ad un campione non succede sovente. Ma quando succede scopre, a seconda della sua reazione e dei risultati, la sua vulnerabilità oppure la sua forza.

Quando la discesa fini, il gruppo dei ventiquattro già era riuscito a mettersi d’accordo e filava a quarantacinque all’ora. Avere Anquetil alle spalle, quando sarebbe successo nuovamente? Anquetil non ebbe l’energia sufficiente per controbattere l’offensiva violentissima scatenata contro di luì. Si fece acciuffare da una decina di concorrenti, tra cui i compagni Graczick e Stablinski logicamente disposti a sudare sangue pur di aiutare il capitano, ma gli altri si limitavano a seguire il ritmo, magari ostacolandogli l’azione. Per un po’, il distacco oscillò sul minuto. Poi, su Capo Mele e su Capo Cervo, la sconfitta del normanno prese sostanza. Divenne pesante, l’ordine dell’arrivo funzionò da classifica generale, spietato per le speranze di Anquetil.

Il Giro, dunque, per Anquetil era già davvero finito? Troppo presto per affermarlo con sicurezza, certo che Gimondi ed Adorni, Motta e De Rosso. Zilioli e Balmamion, Bitossi e Preziosi, unendo i loro sforzi, diedero una piega importante all’ intera corsa e la situazione fu tale da richiedere ad Anquetil una eccezionale dimostrazione di forza e di classe per raddrizzare una barca che faveva acqua. Potrà riuscirci l’orgoglioso francese? Infine, l’ordine d’arrivo! Taccone vincitore, Mealli al secondo posto. Poi Zadegu’, Gimondi quarto. Anquetil a 1’35”, un’enormità.

Ordine d’arrivo della prima tappa (Monaco-Diano Marina): 1. Taccone km 149 in ore 3.49’22” (media km 38,963); 2. Mealli; 3. Zandegù; 4. Gimondi; 5. Altig; 6. Preziosi; 7. Zilioli; 8. Motta; 9. Fontana, 10. Bitossi; 11. Maurer; 12. Passuello; 13. Adorni; 14. Massignan I.; 15. Jimenez; 16. Polidori; 17. Poggiali; 18. Battistini; 19. Balmamion; 20. De Rosso; 21. Chiappano; 22. Negro, tutti con il tempo di Taccone. 23. Maino a 12″. 24. Fezzardi a 3’9″. 25. Bariviera a 3’15” e con lui 26. Durante, Anquetil, Fontana, Knapp, Stablinski, Mugliami e Graczyk, tutti con il tempo di Bariviera. Taccone, a sinistra, e Mealli al termine delia contrastata volata di Diano

Pubblicato da Redazione

Giornale regionale amatoriale sullo sport

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