le (non) Olimpiadi 2020#5:Il più giovane campione olimpico

di Francesco Incorpora

Nel 2020 i Giochi Olimpici non sono più una semplice manifestazione sportiva, ogni momento è ripreso da decine di telecamere, ogni attività è sponsorizzata e tutto ciò che accade viene riportato dopo pochi minuti da giornali, siti e televisioni. Un tempo, però, prima che le Olimpiadi diventassero un business e prima dell’avvento delle tecnologie attuali, tanti episodi non venivano testimoniati, rimanevano sopiti ed esistevano solo nella memoria dei pochi testimoni presenti all’epoca.
Proprio per questa ragione, tutti i racconti provenienti dalle prime edizioni dell’epoca moderna sono avvolti da un alone di mistero che spesso ne mette in dubbio la veridicità. Ma come dice un vecchio motto: “perché rovinare una bella storia con la verità?” Fu così che per anni si pensò che Hitler si rifiutò di congratularsi con Jesse Owens a Berlino nel 1936 o che la celebre frase “L’importante non è vincere ma partecipare” sia stata pronunciata per la prima volta da De Coubertin.
Una delle storie più interessanti cadute nell’oblio della memoria a causa della mancanza di prove tangibili è quella riguardante la medaglia d’oro più giovane della storia dei Giochi.
Il 1900 è un anno importante per la Francia: la Tour Eiffel viene eretta pochi mesi prima dell’inizio dell’Expo a Parigi e sempre la città sulla Senna ospiterà i Giochi della II Olimpiade.


L’orgoglio dei francesi è rinomato: da padroni di casa è fondamentale ben figurare anche a livello sportivo, e così nel “due con”, specialità del canottaggio che prevede a bordo dell’imbarcazione i due canottieri ed il timoniere, i francesi si presentano da favoriti e si qualificano alla finale con il primo tempo, staccando di 8 secondi l’equipaggio olandese. Saranno proprio i tulipani a riservare una brutta sorpresa ai transalpini.
La squadra formata da Francoise Antoine Brandt e Roelof Klein, insieme al timoniere Hermanus Brockmann, si rende conto che gli otto secondi rimediati in semifinale sono un gap troppo grande da recuperare in finale, così decide di sostituire il timoniere con un bambino accorso per assistere alla competizione. Mossa non esattamente correttissima ma comunque efficace: i soli 33 chili del nuovo membro della squadra aiutano ad abbassare il peso complessivo e consentono agli olandesi di ricucire il divario, vincendo per un solo metro sui padroni di casa.
Fu così che nacque la leggenda della più giovane medaglia d’oro della storia, di cui naturalmente si perse ogni traccia. Tutto regolare nelle Olimpiadi di quel periodo.

Pubblicato da Redazione

Giornale regionale amatoriale sullo sport

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