Le (non)olimpiadi 2020#9:Gli squali Usa

di Francesco Incorpora

Nonostante i testa a testa e gli scontri all’ultimo respiro siano l’essenza di ogni sport, non sempre è possibile avere una rivalità che rubi l’occhio. Tante volte ci sono atleti superiori, talenti cristallini che monopolizzano l’attenzione del pubblico e fanno incetta di titoli e medaglie. La magia attorno ai Giochi è tale, però, da riuscire a rendere indimenticabile le performance anche senza la suspance di una gara tirata e quando questi domini diventano una costante nel tempo, ecco che grazie al contesto a cinque cerchi, le grandi storie diventano leggenda. Nel nuoto i campioni statunitensi sono sempre stati garanzia di successo, Tokyo 2020 sarebbe dovuta essere l’edizione della consacrazione di Caeleb Dressel, dominatore assoluto dei mondiale sudcoreani dello scorso anno e favorito numero uno in tante gare della rassegna olimpica. Il giovane, nato in Florida nel 1996, specialista nelle gare veloci del delfino e dello stile libero, in Giappone il prossimo anno cercherà di seguire le orme di due suoi illustri connazionali, entrambi passati alla storia per il record di medaglie d’oro conquistate in singola edizione, si parla ovviamente di Mark Spitz e Michael Phelps. Il primo dei grandi nuotatori a stelle e strisce è, come anticipato, Mark Spitz, detentore di 7 medaglie d’oro ed altrettanti record mondiali ai Giochi di Monaco nel 1972. Quello che è davvero incredibile della storia di Spitz, allenato in carriera anche da Ervin Zador (pallanuotista ungherese di cui si è parlato negli scorsi giorni) è il fatto che riuscì ad essere un atleta completo ed un cannibale sportivo in un’epoca in cui, specialmente in ambito natatorio, questi monopoli non erano all’ordine del giorno. Il fatto che quasi cinquanta anni dopo il suo record sia stato battuto da un solo atleta è qualcosa di difficile da spiegare e che rende chiara la portata delle gesta del nuotatore californiano.
Phelps, nativo di Baltimora, è considerato da molti il più grande nuotatore di tutti i tempi, nel suo palmares vanta 66 medaglie d’oro tra Olimpiadi, mondiale e campionati continentali.

Nei primi anni del nuovo millennio dopo aver stabilito il proprio dominio sul palcoscenico mondiale ha scelto come obiettivo quello di eguagliare o se possibile superare il record di Spitz di 7 ori nella stessa edizione. A Pechino 2008 sbalordì il mondo intero vincendo 100 e 200 farfalla, 200 stile, 200 e 400 misti oltre alle 3 staffette 4×100 stile, 4×200 stile e 4×100 misti. In quella occasione Phelps stabilì 7 record mondiali ed 1 olimpico, grazie anche ai costumi in poliuretano utilizzati nel biennio 2008-09 e banditi dalla stagione 2010. La medaglia più difficile da conquistare fu la settima, quella dei 100 farfalla. Nei giorni antecedenti alla finale, il serbo Milorad Cavic dichiarò che avrebbe fatto di tutto per impedire a Phelps di tornare a casa con gli 8 ori e così nei primi metri di gara tentò di scavare una distanza incolmabile per il Baltimore Bullet. Alla virata Phelps si trovò in settima posizione, davanti soltanto al giapponese Fujii. Nella vasca di ritorno, però, recuperò rapidamente tutti gli avversari e negli ultimi 25 metri, bracciata dopo bracciata, accorciò il gap dal serbo fino a toccare la piastra praticamente in simultanea. Il cronometraggio automatico diede ragione al nativo del Maryland per un solo centesimo e nonostante il successivo reclamo della delegazione serba, prontamente rigettato, la settima medaglia fu in cassaforte.
Poco più di 24 ore dopo, insieme ai compagni di staffetta, Phelps scrisse la storia vincendo l’ottavo oro nella 4×100 misti e piazzando un record che difficilmente verrà battuto

Pubblicato da Redazione

Giornale regionale amatoriale sullo sport

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