Le (non)Olimpiadi 2020#12:La leggenda del Dream team

di Francesco Incorpora

Anni di Giochi Olimpici ci hanno abituato a grandi exploit sportivi e a domini incontrastati. La nazionale italiana di scherma o quella cinese di tuffi ne rappresentano un chiaro esempio. A tal proposito, il predominio più longevo e sempre meno in discussione è certamente quello della nazionale maschile americana di pallacanestro: gli Usa vantano la bellezza di 15 medaglie d’oro, 1 d’argento e 2 di bronzo su un totale di 19 edizioni, finendo fuori dal podio solo in occasione dei giochi boicottati a Mosca.
Nonostante questo, anche gli “imbattibili” statunitensi hanno affrontato dei momenti di difficoltà, uno dei quali risale a Seul 1988. La “semplice” medaglia di bronzo conquistata in terra coreana, alle spalle di Urss e Jugoslavia, segnerà infatti un’autentica svolta per il movimento cestistico statunitense.
La sconfitta contro gli acerrimi rivali, specie in quel contesto storico, fu la motivazione principale che spinse la federazione americana a mettere in piedi la squadra più forte di tutti i tempi. Fino all’edizione del 1988, infatti, gli Stati Uniti portavano alle Olimpiadi squadre formate da soli giocatori universitari, eliminando dalla selezione tutti i professionisti che giocavano nella National Basketball Association.
La Nba, sotto le sagge mani di David Stern, Commissioner della Lega per trenta stagioni e scomparso proprio all’inizio di quest’anno, passò da essere una piccola Lega sull’orlo del fallimento all’icona dei giorni nostri. Proprio negli anni precedenti all’Olimpiade di Barcellona del 1992, del resto, nel campionato giocavano tre leggende viventi come Michael Jordan, Larry Bird e Magic Johnson.
La squadra dei sogni prese forma proprio attorno a questi tre nomi: le tre stelle furono affiancate da campioni come Malone, Stockton, Barkley, Pippen e Ewing. A completare il roster Draxler, Mullin, Robinson e l’universitario Laettner.
Un curioso episodio, avvenuto durante la preparazione per i Giochi, si verificò a Montecarlo a pochissimi giorni dal debutto olimpico: un’amichevole di preparazione si trasformò, a detta dei presenti, nella più grande partita di tutti i tempi. La squadra blu guidata da Michael Jordan e la squadra bianca guidata da Magic Johnson si sfidarono senza esclusione di colpi, e con una buona dose di trash talking, fino al risultato finale di 40-36 per Jordan e compagni. In campo quel giorno si sfidarono nove futuri Hall of Famer dell’Nba.
Il torneo fu una mera formalità, Angola, Brasile, Germania, Lituania, Porto Rico, Spagna e due volte Croazia vennero spazzate via con uno scarto medio di 44 punti. Da quel giorno i professionisti non perdono occasione di partecipare ad una manifestazione così prestigiosa. Con la canotta Usa si sono visti giocatori del calibro di Kobe Bryant, Lebron James, Kevin Durant, Stephen Curry e tanti altri. I risultati non poterono che essere memorabili, dal 1992 il medagliere conta infatti 6 ori ed 1 bronzo

Pubblicato da Redazione

Giornale regionale amatoriale sullo sport

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