Tor In Gamba:Nove atleti con protesi alle gambe affronteranno un trail di 342 km

Di ostacoli lungo il percorso ne troveranno molti. Ma il più grande, fisico e mentale, lo hanno superato con il coraggio di chi non si arrende davanti alle difficoltà della vita. Sono i nove atleti disabili, amputati ad una o due gambe, che il 12 settembre partiranno da Courmayeur per il Tor in Gamba, un trail di massimo sette giorni, 342 chilometri sulle Alte Vie 1 e 2 della Valle d’Aosta. Un percorso massacrante, da terminare correndo di notte (con lampade frontali e una visuale ridotta) e giorno. Un itinerario che toccherà le quattro cime più note della regione (Monte Bianco, Monte Rosa, Gran Paradiso e Cervino) e che sarà compiuto a staffetta, ricalcando i percorsi del Tor des Geants, endurance trail che da ormai dieci anni coinvolge gli atleti di tutto il mondo.

Approfittando dell’annullamento della gara internazionale a causa delle restrizioni per il Covid-19, i nove atleti del Tor in Gamba (Francis Desandrè, Moreno Pesce, Loris Miloni, Lino Cianciotto, Salvatore Cuttaia, Rocco Cesare, Max Cavenago, Andrea Lanfri e Massimiliano Coda) hanno deciso di cimentarsi in un’impresa unica: affrontare sentieri, neve, ghiacciai e altitudini vertiginose. Saltando, di notte e di giorno, per sette giorni consecutivi, dai dirupi con una protesi di metallo e l’aiuto di due bastoncini da trail tenteranno, tra insidie del percorso e salite massacranti, di dimostrare che gli atleti disabili possono affrontare le stesse gare dei normodotati.

“Vogliamo lanciare un messaggio che non si sia solo di sensibilizzazione dell’opinione pubblica”, spiega Francis Desandrè, capitano della squadra di atleti amputati e organizzatore dell’iniziativa assieme a Moreno Pesce. “Attualmente in Italia per le varie discipline del trail non esiste una legge – prosegue – che permetta a disabili e normodotati di competere insieme. Dimostreremo, invece, che non solo è possibile, ma che è anche una battaglia di civiltà e un segnale di speranza per chi, per malattia o incidente, si rassegna al dolore e alle difficoltà dell’amputazione di uno o più arti”.

Rispetto al Tor des Geants, dove gli atleti da soli compiono l’intero percorso, il Tor in Gamba sarà a staffetta. Ognuno dei nove atleti dovrà affrontare da un minimo di due a un massimo di cinque tappe su setieri di montagna ripidi e scoscesi, con tempi di corsa-cammino di 2-5 ore. Un itinerario totale di 342 chilometri, con 24mila metri di dislivello positivo, che i trailer del affronteranno, con tutte le difficoltà di chi corre sui pendii con una protesi, accompagnati da due atleti normodotati (tra cui la campionessa di ultra trail Francesca Canepa). “Con loro ci sarà anche una ‘guida’ esperta del tragitto e in grado di intervenire in caso di emergenza e pericolo”, spiega Piero Bordon, coordinatore del progetto.

Terminata la tappa, l’atleta amputato passerà  il testimone della staffetta a uno dei compagni di squadra, che dovrà proseguire fino al termine della sua tappa, e così via fino all’arrivo (previsto a Courmayeur, con la squadra al completo, il 19 settembre). Al termine di ogni tappa, l’atleta verrà accompagnato alla base vita del paese di Villenueve e lì, dopo aver reintrodotto liquidi e calorie, verrà assistito da medici e massaggiatori volontari che lo aiuteranno a curare le  piaghe che ai formeranno, per lo sforzo, tra il muscolo e l’attacco della protesi della gamba.

“Ci saranno punti del percorso in cui gli atleti si troveranno ad altitudini di oltre 3mila metri, con possibilità di ghiaccio, neve e temperature sotto lo zero”, spiega Renat Jorioz, responsabile della logistica. Oltre ai bastoncini, quindi, i partecipanti del Tor in Gamba nella dotazione obbligatoria dovranno avere ramponi, un telo termico, la piccozza e una corda. Il necessario, insomma, per una corsa in montagna con temperature e altitudini variabili, dove sentieri ripidi e scoscesi, anche su pietraie, sono nella norma. “La difficoltà maggiore è che corriamo con una gamba finta, una protesi che non ha alcuna sensibilità- ricorda il capitano Desandre (fondatore anche del progetto Gambe in Spalla) – quando ci spostiamo non sentiamo il terreno né il ghiaccio. Le cadute sono inevitabili”.

E poi ci sono le insidie legate ai fenomeni atmosferici: le protesi, essendo di metallo, attirano i fulmini. Quindi, in caso di temporali, gli atleti dovranno sedersi, staccare l’arto artificale e gettarlo ad almeno dieci metri di distanza. Solo la quando la perturbazione sarà finita potranno riprendere la corsa.  Per ogni emergenza saranno comunque monitorati con un sistema GPS e, in caso di gravi incidenti, un elicottero sarà disponibile per il soccorso.

“L’unione sarà la nostra forza, dimostremo che dopo un evento drammatico, come l’amputazione di un arto, esiste ancora un futuro. Nessuno deve sentirsi perso o escluso. Un amputato può fare qualsiasi cosa”, ribadisce Francis Desandrè, pronto ad organizzare altri eventi, per ogni tipo di disabilità, sin dai prossimi mesi. Tra le iniziative previste, una gara di vertical trail, in notturna, nei mesi invernali, sempre in Valle d’Aosta.

Pubblicato da Redazione

Giornale regionale amatoriale sullo sport

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: