Covid: le discipline sportive più a rischio secondo gli esperti

Le opinioni del virologo Fabrizio Pregliasco sul delicato tema del rapporto tra virus e pratica sportiva

In periodo post lockdown (augurandoci tutti di non viverne un altro simile) e con le notizie quotidiane circa la risalita dei contagi, le preoccupazioni di tutti gli sportivi sono più che lecite e ci si chiede ovviamente se lo sport che amiamo praticare sia più a rischio di altri. Ci viene incontro la Texas Medical Association, che ha stilato una lista di azioni, comprese diverse tipologie di performance sportive, in base al rischio di contagio da Covid-19.
Secondo il professor Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano e direttore sanitario dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano “un certo rischio c’è sicuramente in tutti gli sport da contatto e in quelle situazioni in cui uno può stare in scia, in bici o correndo“. “Si è visto come a due o quattro metri di distanza delle goccioline possono esserci. Ma è chiaro che in quelle attività è impensabile usare la mascherina, quindi un certo rischio è possibile. 

Si tratta di un aspetto che in una palestra si può gestire mettendosi a distanza. Ma sport da contatto come il basket più ancora che il calcio sono più rischiosi. Il fatto poi che si stia vicini in un momento in cui si compie il gesto atletico e quindi aumenta la frequenza respiratoria porta ad una maggiore diffusione di droplets contagianti”. E nell’acqua? Abbiamo le stesse probabilità di contrarre il virus? Secondo gli esperti no, grazie all’azione disinfettante del cloro, anche se un certo rischio può ripresentarsi nelle zone come il bordo vasca o negli spogliatoi, o comunque nelle fasi di ingresso e in doccia. 

Ciò che va maggiormente attenzionata è invece la finestra di due ore dopo lo sforzo fisico: in questa finestra temporale il sistema immunitario è generalmente indebolito da attacchi esterni di tipo virale. Lo sport è però una potente arma in fase preventiva, perché contribuisce come tutti sappiamo a rafforzare l’organismo e di conseguenza potenzia le difese immunitarie. Continua Pregliasco: “Questo sì. Ma mentre l’allenamento migliora la capacità di reagire alle patologie questo lasso di tempo post stress, post prestazione fisica è delicato. Si è visto anche che un malato come il caso uno di Codogno era un atleta che proprio per uno sforzo fisico durante la malattia ha visto aumentare la invasività della malattia”. Nelle ultime ore stiamo assistendo ad una graduale e cautelativa apertura alla possibilità di assistere agli eventi pubblici, come negli stadi. Chiarisce l’esperto: “Il rischio è dato dagli spalti e dalle grida, con relativa dispersione di droplets. Abbiamo visto che una delle situazioni a rischio è data dal canto. In Australia un coro di 72 persone è stato falcidiato da una persona positiva. Il problema non arriva tanto dall’ambiente chiuso: nei teatri si sta immobili e in silenzio. Allo stadio, invece, si urla e si disperde anche saliva. Da qui il rischio contagio”.

Pubblicato da Redazione

Giornale regionale amatoriale sullo sport

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