C.C. Ortigia vittoria e pass per Roma nella Champions. Tra i grandi nel mondo.

di Marco Mattia Conti

A commentare questo articolo non è un tecnico o un esperto di pallanuoto, bensì un esperto di nuoto e di preparazione atletica pertanto se vi aspettate un sunto tecnico di pallanuoto potete andare a leggervi le centinaia di articoli in rete e non, che meglio di me potranno spiegarvi la partita tra i sette volte campioni del mondo in Champions del Mladost Zagabria, contro la matricola Ortigia Siracusa, alla sua prima esperienza nei suoi 92 anni di storia (pensate a un girone di qualificazione calcistico dove poi in finale vanno il Real Madrid contro il Sassuolo, ecco per darvi un’idea di cosa è successo)

Premessa, il giorno prima un Ortigia già qualificata pareggia l’ininfluente partita contro lo Jadran Spalato 8 a 8, risparmiando energie soprattutto nervose e fisiche, facendo riposare a turno durante la partita le sue pedine più importanti, mentre il Mladost pareggia pure contro un’altra fortissima squadra, gli ungheresi del Szolnok, ma 18 a 18 e con una valanga di espulsioni che tradotto significa, tanto nuoto, tanti tiri, difesa solo sui centro boa, insomma uno sforzo immane e il Mladost sempre avanti anche di 4 reti che nel quarto ed ultimo tempo sembra crollare e si fa raggiungere dagli ungheresi; passano poi i serbi per miglior differenza reti.

Uscendo dalla vasca mi confronto con alcuni esperti e tutti mi dicono… “già è molto esser arrivati in finale, siamo una squadra operaia che si sta confrontando con almeno altre tre squadre costruite per vincere la Champions e da stipendi stellari”, “loro hanno due centro boa immarcabili, tiratori da fuori bravissimi, non abbiamo molte speranze”. Io controbatto umilmente da tecnico di nuoto ” sono più stanchi di noi, hanno nuotato tanto e come se non ci fosse un domani pur di vincere e comunque sono crollati al quarto tempo come in tutte le altre partite”.

Il resto è già storia, pur in svantaggio alla fine del terzo tempo per 5 a 6, sento Tempesti il super portierone urlare ai suoi alla fine del secondo tempo di portare loro al quarto tempo, tradotto, facciamoli stancare bene e poi vediamo alla fine chi avrà più fiato, allo stesso tempo cambiano gli atleti che vanno allo scatto iniziale a prendere la palla (chi ci riesce ha solitamente un’azione in più da poter gestire), ed ecco che schieriamo al terzo e quarto tempo i nostri più veloci nuotatori; in pratica per prendere la palla si passa da 7″6 nei primi due tempi a 7″4 e 7″3 negli ultimi due tempi, pochissimi decimi, ma che significano prendere o non prendere la prima palla.

I loro centri, bestioni da 100 kg e passa, iniziano ad accusare la stanchezza, lenti nei recuperi e poco lucidi sotto porta, vengono ‘pungolati dai nostri velocisti che iniziano a creare scompiglio con ripartenze sempre più veloci, ed ecco che avviene quanto predetto, la squadra avversaria crolla. Certo poi ci sono le soluzioni tecniche singole o di squadra che scriviamo nei report gara, ma i goal e/o le parate li fanno atleti freschi quasi mai atleti stanchi, in debito di ossigeno o con scorie da smaltire per gli eccessi agonistici dei giorni precedenti; infine i goal e le parate li fanno atleti che hanno ancora fame di successo e non atleti strapagati e quasi sicuri di vincere, ma questi sono risvolti psicologici in cui non mi voglio inserire.

Complimenti al C.C, Ortigia, al suo tecnico Piccardo e ai senatori Giacoppo, Gallo, Tempesti e Napolitano, oltre a tutti i ragazzini terribili che hanno ‘smontato un’altra corazzata, semplicemente sapendo leggere la partita non solo da un punto di vista tecnico, ma anche atletico e psicologico, e non è da tutti credetemi…

Pubblicato da Redazione

Giornale regionale amatoriale sullo sport

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