Podismo:”Non contiamo nulla”, la rabbia dell’atletica su strada

La denuncia è di Luciano Duchi, il patron della Roma-Ostia. Il sistema elettorale che designerà il prossimo presidente della Fidal sottovaluta questo tipo di movimento e ipervaluta la pista

L’attività su strada conterà poco o nulla nelle elezioni del prossimo presidente della Fidal, la Federazione Italiana di Atletica Leggera. Ancora una volta. La denuncia è di Luciano Duchi, il patron della Roma-Ostia a nome anche dell’associazione Italia Road Running, che riporta in una lettera aperta un problema annoso e ormai in ballo da anni. Il sistema elettorale che designerà il successore di Alfio Giomi, il prossimo 31 gennaio, sottovaluta questo tipo di movimento e ipervaluta la pista. “Il problema – scrive Duchi – è che nel sistema di assegnazione dei punteggi per le elezioni ci sono due parametri che non contano nulla: il numero dei tesserati e l’eventuale organizzazione di manifestazioni di corsa su strada o trail o corsa in montagna (tutte le manifestazioni “No Stadia”). Avendo uno scarso potere elettorale, difficilmente si riesce a farsi ascoltare. Ma vi pare giusto che società come la Podistica Solidarietà, il GEBRun Bancari Romani, CAT Sport, Amatori Villa Pamphili e altre mille società che hanno centinaia di tesserati, debbano avere gli stessi voti (10) riservato a una ASD che ha cinque tesserati, che è il minimo previsto? Non dico, come l’esempio che ho fatto più volte nelle reiterate richieste di far vale il diritto al quale si appellava Nelson Mandela “One man, one vote”, ma ponderare almeno il valore dei tesserati, con qualcosa che non sia cinque uguale mille”. 

L’attuale sistema prevede una forbice fra la società che ha più voti e quelle che ne hanno meno, di quaranta a uno. Contano soprattutto gli scudetti, anche a livello giovanile, e i risultati. Così ci può essere una società che ha 400 voti (il massimo, ce l’hanno Studentesca Milardi Rieti, Fratellanza Modena e Firenze Marathon, che abbina strada e pista) e diverse altre che ne hanno dieci. Nelle precedenti elezioni il rapporto era di 80 a uno. Il problema è amplificato dal fatto che il movimento su strada alimenta parecchio le casse federali fra tasse gara (a parte questi mesi drammatici dell’emergenza Covid) e tessere amatoriali, che hanno un prezzo superiore rispetto alle altre. C’è un evidente problema di rappresentatività anche se è chiaro che il meccanismo elettorale tende a privilegiare l’attività giovanile piuttosto che quella adulta-amatoriale. Va anche detto che negli ultimi anni, il sistema elettorale della Fidal si è in qualche modo democratizzato con il voto diretto delle società e senza la mediazione dei delegati regionali. Il punto è il peso specifico con cui vengono attribuiti i 68.630 voti. Sarebbe interessante sull’argomento avere il parere dei tre candidati che si stanno cimentando in una campagna elettorale piuttosto accesa: Roberto Fabbricini, Stefano Mei e Vincenzo Parrinello. In ogni caso, a inizio del prossimo quadriennio, il tema dovrà essere affrontato.(Gazzetta dello Sport)

Pubblicato da Redazione

Giornale regionale amatoriale sullo sport

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