Nuoto: il paradosso Sicilia

di Marco Mattia Conti

Nei social va molto di moda iniziare un post con la frase “breve storia triste”, in questo caso la storia è sicuramente triste, ma non è breve è una lunga storia. Una storia che parte dal modo tutto italiano, e meridionale in particolare, di gestire la cosa pubblica e di usarla a proprio beneficio finchè serve e poi abbandonarla.

Il titolo parla di paradosso Sicilia nel campo del nuoto, in quanto la Sicilia insieme a Calabria e Puglia saranno le uniche Regioni dove a Dicembre non partirà la programmazione di manifestazioni regionali in funzione di gare nazionali, in tutte le altre, tutte, anche in Regioni a zona rossa, questa è stata programmata e sarà svolta (a meno di ulteriori recrudescenze per il settore sportivo nel futuro DPCM del 3 dicembre).

Ma vediamo cosa è successo al momento della chiusura degli impianti sportivi allo sport di base, parliamo di piscine e palestre, sono state individuate come, se non fonte di focolai (il 95% dei controlli da parte dei NAS sono stati a conferma della buona condotta di enti e gestori), come luoghi di aggregazione e quindi ‘rischiosi’ nel propagare il contagio. Nelle piscine veniva assicurato la sola attività agonistica per atleti non solo di interesse nazionale, ma che svolgessero allenamenti per Manifestazioni di carattere nazionale e che avessero all’interno una programmazione regionale volta a tale scopo.

I nodi a questo punto sono venuti al pettine, in Sicilia oltre il 70% degli atleti agonisti si è visto chiudere il proprio impianto perchè non compatibile con gli elevati costi di gestione di un impianto natatorio, venendo a mancare l’ossigeno della base, i vari corsi di scuola nuoto, nuoto sociale, e soprattutto fitness, i soli corsi agonistici, da sempre poco remunerativi, sono stati quelli che seppur tutelati nel Decreto, sono miseramente saltati.

Il Comitato Regionale in una riunione di fine ottobre non ha fatto altro che prendere atto della situazione e rimandare a Gennaio eventuali altre decisioni, auspicando una sorta di consociativismo tra squadre nel riuscire ad aprire almeno un impianto e renderlo disponibile agli allenamenti, cosa che in parte è avvenuta, si calcola che dall’iniziale 30% di atleti impegnati in allenamenti si sia passati ad almeno il doppio, e siamo ottimisti nel dichiararlo.

Bene quindi perchè non iniziare a prevedere l’ipotesi di programmare qualche evento e nel mentre riuscire a coinvolgere anche altre Società ed atleti nella possibilità di riprendere gli allenamenti? Semplice, la Sicilia non ha impianti al chiuso e di vasca corta che siano al momento disponibili o aperti allo svolgimento di Manifestazioni regionali! I famosi nodi che vengono al pettine…

Vasche adatte all’uopo come Lentini, chiusa da più di un decennio (ora terreno di pascolo per le greggi), Taormina, dal G7 che ne ha cambiato destinazione d’uso in pista di atterraggio per elicotteri (mai usata a tale scopo), Caltanissetta, chiusa per mancato affido o affido non accettato, Paternò, chiusa a causa del penultimo DPCM, piscine comunali al chiuso da 50 metri, chiuse e non dotate di eventuali ‘pontoni’ al fine di renderle adatte all’attività invernale in corta; in pratica la Sicilia non ha una piscina che sia una dove poter svolgere una gara.

Mettiamoci anche che praticamente sia per legge, sia per buon senso ne servirebbero una per Provincia atta a tale scopo ed ecco che ci si trova a dover stare a guardare le altre Regioni svolgere la loro attività sportiva e noi al palo a guardare e discutere sul nulla.

Discutere sul nulla è tipico della nostra terra, cercare di trovare dei colpevoli o additare la Federazione a che serve, se impianti aperti dove svolgere le gare non ne esistono. Non esistevano in tempo di ‘pace’ figuriamoci ora in tempi di pandemia mondiale.

A chi dobbiamo ringraziare? A chi ha gestito la res publica, a chi ha permesso che anni di devastazione, negligenza e puro disinteresse riducessero la nostra Regione a questo livello. Grazie amministratori, grazie politici, grazie imprenditori d’assalto e grazie anche a chi, e ce ne sono stati, in questo malaffare ci ha speculato prima quando le cose andavano bene ed ha chiuso dopo appena le cose si sono complicate, grazie a tutti, e, scusate se lo dico, grazie anche a quei pecoroni, cioè noi, che domani appena tutto passerà rivoteremo le stesse persone o ci affideremo alle loro tentazioni, siamo senza speranza e solo un puro paradosso.

Pubblicato da Redazione

Giornale regionale amatoriale sullo sport

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